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Rutelli, Calearo e la coerenza che manca |
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Poco più di un anno fa si sono svolte le primarie negli Stati Uniti; lo scontro tra Hillary e Barack è stato davvero duro e, Stato dopo Stato, per 50 volte la sfida ha visto toni asprissimi e i due concorrenti si sono massacrati (metaforicamente). Si conosce l'esito di queste primarie: nell'estate del 2008 Obama, dopo aver vinto il confronto interno, è diventato il candidato dei democratici americani e il 4 novembre ha vinto le elezioni sconfiggendo il repubblicano John McCain. Naturalmente la Hillary, prima antagonista agguerrita, ha fatto la sua parte per far vincere il candidato democratico. Nessuno si è stupito di questo, anzi, avrebbe fatto scandalo il contrario ovvero una Clinton che, non accettando il risultato delle primarie, avesse osteggiato Obama. In Italia tutto va diversamente. Dopo le primarie del Partito Democratico una parte di chi ha perso (Calearo, Rutelli, qualche altro) decide di non accettare l'esito del confronto, al quale aveva partecipato, ed esce dal partito. Segno evidente che al confronto aveva partecipato con un retro pensiero: "resterò solo in caso di vittoria". Sarò un "moralista" ma ritengo scorretto questo comportamento che mi pare emblematico del generale degrado morale che ha colpito tanta parte della politica italiana.
C'è, però, un fatto che mi colpisce più della scorrettezza, più del mancato riconoscimento dell'esito di un confronto democratico: sono le motivazioni, le argomentazioni addotte per questo comportamento. La vittoria di Bersani --dicono- porterebbe il PD verso una riedizione del PDS, si tratterebbe di una scelta "vecchia", priva delle novità necessarie, di una scelta che appiattisce a sinistra il PD, bisogna muoversi verso il centro. Mi sarebbe piaciuto sapere che pensano Rutelli e Calearo del sistema fiscale, della crisi e di come uscirne, di come rinnovare lo stato sociale, di come affrontare i temi della sicurezza, del lavoro, dell'occupazione, dei giovani e dell'assenza di prospettive che li attende, ma su questo ho sentito poco o niente. Ho sentito tanto politichese, tante frasi vuote che nascondono un vuoto di idee e niente più. Forse è questa assenza di idee la cosa che mi ha colpito di più e che mi fa pensare che la perdita è davvero piccola...
Flavio Zanonato
Sindaco di Padova del Partito Democratico
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Assemblea Circolo Partito Democratico Conselve |
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ASSEMBLEA DEGLI ISCRITTI
E’ convocata con urgenza
l’Assemblea degli Iscritti al Partito Democratico
Circolo di Conselve
MARTEDI’ 10 NOVEMBRE 2009
ORE 21.00
Presso la sede del PD di Conselve
(Via Terrassa – Zona ex Fornace Carota)
per discutetere i seguenti argomenti:
- Primarie 2009 : Esiti e conseguenze
- Grave crisi dell’Amministrazione Comunale di Conselve
- Crisi della Casa di Riposo di Conselve: nuovi sviluppi
- Varie ed eventuali
Vi Aspettiamo numerosi
PASSATE PAROLA
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Il futuro che vuole governare il presente. Il documento dei Giovani Democratici |
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Siamo giovani, democratici, ad abbiamo scelto di partecipare a questa fase di discussione del Partito democratico. Ciascuno di noi lo ha fatto, fino a questo memento, con l'unico strumento che ci era consentito: il voto; per questo o quel candidato, per questa o quella mozione. Da cittadini del nostro partito. Siamo convinti, però, che serva qualcosa in più. Non in nome di una pretesa superiorità rispetto al dibattito in corso, ma con la consapevolezza di potere offrire una visione del Paese, il nostro punto di vista. Viviamo un'Italia opaca che non sa come rispondere ai grandi cambiamenti che scuotono il mondo e casa nostra. Per noi il Pd ha il compito di organizzare e costruire quella risposta, rielaborando il proprio patrimonio di culture politiche.
Primo: la qualità della democrazia. -Crediamo che la ragione principale dei fallimenti della politica negli ultimi 20 anni derivi dalla crisi democratica che colpisce il nostro Paese e che, purtroppo, non è riducibile al fenomeno del berlusconismo, che ne è una delle peggiori interpretazioni. Passata la tormenta di tangentopoli l'Italia ha guadagnato l'alternanza ma la politica sembra rinchiusa in un recinto. Ai partiti del '900 si sono sostituiti simulacri di proprietà dei propri leader, alla centralità del Parlamento si è sostituito un presidenzialismo di fatto che ha trasformato le maggioranze in propaggine silenziosa degli esecutivi, alle classi dirigenti si sono sostituite oligarchie a legittimazione popolare, al consociativismo si è sostituito un bipolarismo incapace di scelte condivise . Era naturale che della politica scadessero qualità e capacità di autonomia. Non pensiamo che si debba tornare indietro, siamo convinti però che questo meccanismo vada combattuto con forza da un partito che è l'alternativa democratica al populismo della semplificazione. Per questo ci battiamo per la piena applicazione dell'articolo 49 della Costituzione chiedendo che vengano erogati i contributi elettorali solo ai partiti che si impegnino a garantire un'autentica vita democratica interna, nella selezione delle proprie candidature e delle proprie classi dirigenti. Non crediamo nel rapporto diretto tra leader e popolo, crediamo nei partiti come strumento di mediazione e di partecipazione democratica, quello che oggi, purtroppo, raramente sono: l'antipolitica nasce anche da lì, perché è la mancanza di soggetti capaci di mediare e decidere che matura la spinta dei governi ad occuparsi solo di politiche che abbiano immediato ritorno elettorale, abbandonando il campo delle grandi sfide strategiche. -All'incapacità di recuperare funzione del Parlamento ha fatto seguito una divaricazione drammatica tra governi ed amministrazioni locali. Come due mondi scissi, mentre il primo ha perso forza, l'altro ne ha guadagnata, anche prima della riforma del titolo V della Costituzione.
A partire dall'Italia di comuni, dove non mancano esempi di innovazione e di buon governo che però, fuori da un quadro politico nazionale, appaiono esemplari eccezioni anziché "sistema". Oggi il ruolo, le competenze, e il futuro dei livelli amministrativi più vicini ai cittadini è messo in discussione da una paventata riforma delle autonomie locali, portata avanti a colpi di slogan dal Governo e dal Ministro Brunetta. Vogliamo contrastare questa impostazione verticistica: una simile riforma, per molti versi necessaria non può prescindere dal confronto diretto con chi vive quotidianamente questa dimensione. Vogliamo offrire il nostro contributo ad una discussione ampia che miri a ridurre gli sprechi e rendere più efficiente la macchina amministrativa senza snaturare il complesso equilibrio democratico che viene oggi garantito dall’universo delle istituzioni locali. Un esercito di ragazze e ragazzi si confrontano quotidianamente con le problematiche che affliggono la propria comunità mettendo a disposizione del paese intelligenze, esperienze e sensibilità diverse. Noi crediamo che il rinnovamento generazionale abbia senso solo se diventa strumento per una nuova generazione di rinnovare la politica e le politiche.
La nostra presenza rappresenta un esempio concreto, quotidiano, di questa filosofia lontana dalla retorica giovanilista e pienamente immersa nelle complesse dinamiche in atto nel nostro Paese. Secondo: le grandi sfide -Non possiamo rimanere indifferenti a quanto avviene oggi nel resto del mondo. La sfida ecologica, intesa come riforma del nostro modello di sviluppo, investe paesi diversi e raccoglie consensi trasversali. Da Obama a Zapatero, da Brown alla Merkel ovunque si stanno sperimentando nuove forme di approvvigionamento e distribuzione energetica, politiche a lungo termine per la riduzione delle emissioni, forme di sviluppo locale sostenibile, ricerca scientifica ed innovazione tecnologica applicata all’ambiente. La questione ambientale riveste invece oggi in Italia un ruolo residuale, stritolata da opposte ideologie, che ne limitano fortemente dimensione e potenzialità. Pertanto crediamo che sia nostro dovere richiamare la politica alle proprie responsabilità e garantire un respiro più ampio al nostro dibattito interno. Per noi futuro e presente non sono universi paralleli ma la comune dimensione del nostro agire politico del nostro orizzonte di vita e di impegno. Pertanto esigiamo un riprogrammazione sostenibile, ecologicamente ed economicamente, del sistema Italia. Grazie ai green Jobs investire sulle energie rinnovabili significa al tempo stesso ridurre le emissioni inquinanti e creare oggi nuova buona occupazione.
Grazie all’interesse del mercato internazionale creare centri di ricerca applicata all’ambiente significa rafforzare la posizione internazionale del nostro paese e allo stesso momento offrire in Italia una prospettiva ai nostri migliori cervelli. Grazie alla crescente attenzione dei consumatori favorire le coltivazioni e produzioni biologiche significa puntare sulla qualità e sulla salute e contemporaneamente favorire una ricreata fiducia fra produttori e consumatori capace di stimolare i consumi. Grazie alla bioedilizia costruire case ecologiche, con impianti di microproduzione energetica, limitata dispersione di calore con materiali a basso impatto, significa difendere l’ambiente e garantire oggi bollette meno pesanti ai cittadini e nuovi investimenti per l’edilizia. Grazie agli impegni assunti dall’Italia in sede europea ed internazionale per il contrasto dei cambiamenti economici, che stabiliscono costi economici per la mancata riduzione delle emissioni, la programmazione a lungo termine di incentivi, costi e principi di fiscalità ambientali è l’unica strada percorribile per offrire agli investitori stranieri un orizzonte a lungo termine che non possa riservare sorprese ad ogni legislatura e quindi incentivi il trasferimento in Italia di capitali e strutture.
Grazie alla disponibilità di tanti nostri concittadini promuovere una normativa che consenta di creare campi solari condivisi e strutturare reti adeguate a sfruttare questa opportunità significa coinvolgere su larga scala la cittadinanza nel conseguimento delle strategie europee ed internazionali e rendere subito la nostra politica più libera e forte, affrancandoci dalla dipendenza energetica che condiziona inevitabilmente le nostre scelte. Il nostro obiettivo è riuscire a spiegare il senso di questa doppia sfida agli italiani e dimostrare ai nostri coetanei che il Partito Democratico può rappresentare la prospettiva per una rivoluzione senz’armi che possa cambiare la nostra economia, rafforzandola, e determinare il nostro futuro, garantendolo. -
Siamo a venti anni dalla caduta del muro di Berlino e l’Europa e il mondo hanno vissuto profondi cambiamenti. Innanzi alla crescente insicurezza l’Unione Europea rappresenta per noi la grande sfida, l’attore principale di un nuovo ordine mondiale. Il rafforzamento della Strategia di Lisbona, il consolidamento della funzione politica dell’Ue possono prospettare un nuovo sviluppo per gli stati europei e il resto del mondo. Assistiamo ad una grande rivoluzione democratica mondiale: dall’India di Sonia Gandhi agli Usa di Obama, dal Brasile di Lula al Sud Africa di Zuma al Giappone di Hatoyama. Nel contempo registriamo un crollo della sinistra europea e dei grandi partiti socialdemocratici tradizionali. La paura in Europa, la speranza nel resto del mondo. Fenomeni come la crisi economica e l’immigrazione trovano maggiore risposte e consenso nei partiti conservatori. Abbiamo bisogno, quindi di riscrivere un profilo e risposte nuove, dobbiamo sostanzialmente riformare le forze progressiste europee e in questo il Partito democratico può raffigurare un modello. In questi anni il terrorismo internazionale ha reso più insicuro ogni angolo del mondo.
L’intervento unilaterale angloamericano in Iraq ha contribuito ad alimentare il terrorismo di matrice islamica anche dove non era tradizionalmente radicato. La politica del soft power della nuova amministrazione americana può radicalmente mutare il contesto internazionale e i rapporti con le aree più critiche. Siamo consapevoli dell’importanza strategica della questione israelo-palestinese per l’equlibrio e la stabilità in Medio Oriente. Siamo sempre convinti di essere difronte a due grandi ragioni: la sicurezza e il diritto al pieno riconoscimento dello Stato ebraico d’Israele e la creazione dello Stato palestinese con pieni diritti e sovranità. Per rilanciare il negoziato si deve ripartire dall’immediato stop agli insediamenti israeliani in Cis-Giordania e al contestuale riconoscimento da parte palestinese di Israele. Crediamo utile rafforzare e investire sul significativo rinnovamento che viene dall’ultimo e importante congresso di Al Fatah, unica forza politica capace di rilanciare la pace e ad arginare il fondamentalismo di Hamas.
L'Italia è un grande paese ma oggi sembra aver perso il suo prestigio e la sua funzione guida in Europa e nel mondo. Il governo della destra fra scandali etici e una scarsa azione politica nei processi internazionali in questi mesi ha screditato l'Italia. Abbiamo bisogno di una svolta immediata oppure saremmo condannati a svolgere un ruolo marginale e a non esprimere le nostre grandi potenzialità. Nelle recenti crisi internazionali come nella guerra a Gaza, l’Italia è stata incapace di essere protagonista come tradizionalmente era sempre stata. In Europa appaiamo sempre ai margini dei processi decisionali importanti. Crediamo siamo giusto consolidare l’impegno del nostro paese nelle missioni internazionali di pace. Allo stesso tempo va approfondita una riflessione sul nostro impegno in Afghanistan partendo dal mantenimento dei nostri militari, rafforzando loro i mezzi ma aprendo nel contempo una nuova fase con i nostri partner per stabilire una nuova strategia politica che includa in tempi brevi la convocazione di una conferenza di pace coinvolgendo i paesi vicini, e una più stretta relazione con la popolazione afgana. Siamo la generazione che è scesa in piazza di fronte alle guerra, alle ingiustizie nel mondo e ci sentiamo allo stesso tempo il carico della responsabilità di contribuire a scrivere una nuova pagina di pace, diritti, e giustizia in tutto il pianeta. -
Ripensare l'Italia per noi significa anche ripensare i nostri assetti sociali. Ingiusti, oltreché antieconomici. La qualità del nostro modello di sviluppa deriva fondamentalmente da quanto il nostro sistema produttivo è in grado di competere con i grandi protagonisti globali.
Oggi siamo periferia del mondo e nessuna filippica sul made in Italy ci convincerà del contrario. Si è abbassato il costo del lavoro e con esso la sua qualità, il tessuto di piccole e medie imprese si trova solo davanti ala crisi ed alla stretta creditizia delle banche, la ricerca e la tecnologia sono all'estero, non qui. Crediamo che vada messa al centro la nostra più grande qualità: il capitale umano. Investendo sull'elevamento dei livelli di base di istruzione, sull'autonomia delle scuole e delle università, sul diritto al sapere. Siamo convinti che non sia pensabile, se non in questi termini, una politica di trasformazione del Paese. Il compito di chi governa è, oggi più che mai, non quello di decidere i piani di studio, ma quello di creare quadri di opportunità nei quali scuole e università dell'autonomia possano muoversi ed organizzare la propria offerta didattica adattandole ai territori ed ai contesti sociali ed economici in cui i soggetti si muovono. Non c'è cosa più ingiusta che trattare in maniera eguale soggetti diversi: questo vale anche per il campo del sapere. Mai come oggi, di fronte ai grandi problemi di integrazione sociale ed economica, infine democratica, il grado di diffusione dei saperi è la marcia in più di un paese moderno. Il nostro mercato del lavoro oggi lo ha rimosso dalla propria logica e sta qui parte dei fallimenti delle politiche di centrosinistra: non basterà decidere di aumentare la tassazione del lavoro precario, non basterà irrigidire le norme sulle assunzioni, non basteranno i contratti unici. Il problema per noi sta a monte: nel come il lavoro è organizzato e in quale politica industriale fa un paese. Se incentiva la qualità della produzione, se si relaziona col mondo della ricerca, se è fonte di realizzazione umana o no. Le forze sociali nel passato hanno più volte provato a fare passi in avanti, dal Patto di Natale fino al pacchetto welfare del Governo Prodi. Non ci sono mai riuscite perché non hanno mai chiarito chi ne dovesse pagare i costi. Alla fine è stata la nostra generazione. Per questo crediamo che un sistema moderno di ammortizzatori sociali, a partire dal reddito minimo, sia oggi indispensabile. -
le giovani generazioni meridionali sono protagoniste di un fenomeno migratorio socialmente trasversale dalle dimensioni ciclopiche, e caratterizzato non più soltanto dalla necessità di un lavoro, ma altresì dalla speranza di una vita europea, dall’idea che soltanto lontano dal meridione d'Italia è possibile vivere la modernità e costruirsi un futuro migliore. Un forte sentimento antimeridionale, caratterizzato dalla convinzione della impossibilità di soluzioni ai problemi meridionali come dato storico, ha invaso la società italiana, la pubblicistica, il cinema, la televisione, in poche parole lo spirito pubblico del Paese. Occorre un bilancio sul modello di governo messo in campo dalle Regioni meridionali, ed in assenza di politiche nazionali di coordinamento ed indirizzo, sarebbe utile aprire una riflessione sulla qualità della spesa pubblica locale e sull'utilizzo dei finanziamenti europei che, se in alcuni casi sono stati ben spesi, in altri avrebbero meritato una migliore pianificazione. Proprio la vicenda dei fondi europei ha messo in evidenza in modo nitido come il problema nodale del meridione non sia la quantità delle risorse finanziarie, ma la qualità delle classi dirigenti. Chiediamo di legare la spesa pubblica degli enti locali al gettito erariale del territorio cui si riferiscono, creando un meccanismo di responsabilizzazione della classe dirigente per cui, al contrario del presente, meglio si spende e maggiori sono le risorse. -l'Italia del futuro parla diverse lingue, ha molte religioni, ha culture differenti. L'Italia del futuro sarà anche il futuro di Samir, Paula, Idra, Pietru e di tanti altri ragazzi nati in italia da genitori stranieri. L’immigrazione è un fenomeno che appartiene alla storia dell’umanità ed è parte integrante della storia del nostro Paese. Appartiene all'umanità perchè l'uomo è nato in cammino. Appartiene alla storia delle religioni e delle chiese, fondate spesso da uomini in fuga ed in in cerca di un rifugio.
Appartiene alla storia d'Italia che ha visto sin dalle sue origini l'arrivo di popoli, lingue e culture differenti che mescolandosi hanno costruito la nostra società. Culture testimoniate anche dalla presenza sparsa nella penisola di minoranze linguistiche storiche tutelate dalla Costituzione. Appartiene alle storia delle donne e degli uomini di questo paese, che sono emigrati sia dal nord che dal sud, alla ricerca di maggiore benessere in tutti gli angoli del pianeta. Appartiene alla storia recente dell'Italia che sta vedendo da almeno vent’anni la presenza stabile di cittadini di origine straniera, molti dei quali sono divenuti nuovi cittadini italiani. Non è più questione di se. Se accogliere o meno queste persone, se contaminarci o meno con altre culture, se cambiare o meno le nostre abitudini. E' ormai questione di quando. Di quando ci accorgeremo che quasi tre milioni di persone residenti nel nostro paese non hanno accesso alla cittadinanza, di quando capiremo che insieme ai nostri bambini a scuola sono presenti centinaia di migliaia di bambini di origine straniera, di quando avremo consapevolezza che la nostra ricchezza e soprattutto le nostre pensioni sono ormai frutto del lavoro di individui che provengono dai più svariati angoli del mondo. Chi parla di riserve, di muri o di confini da fortificare non fa i conti con la realtà. Una società multiculturale non è frutto del progetto di un'organizzazione politica ma è prodotto ineludibile della storia. La storia di oggi ci dice che le società contemporanee maggiormente destinate al successo sono proprio quelle in grado di cogliere le opportunità che nascono dalle migrazioni. A rendere necessario un cambiamento di prospettiva nei confronti del fenomeno migratorio sono le ragioni ineludibili della globalizzazione e della demografia, prima ancora dei posizionamenti politici. Secondo l’ISTAT, da oggi al 2050, la popolazione di cittadinanza italiana diminuirà del 10%. Ancora più forte sarà il calo nelle classi di età più giovane: da 0 a 25 anni sarà del 18%. Al contrario la popolazione di origine straniera aumenterà continuamente fino ad arrivare al 17% nel 2050. In alcune aree del paese il cambiamento sarà ancora più pronunciato: tra 40 anni, nelle regioni settentrionali 1 cittadino su 4 sarà di origine staniera. In questa area del paese l’incremento della componente giovanile sarà ancora più forte: già tra 20 anni 1 giovane su 4 sarà di origine straniera e in alcune aree locali 1 su 2. Oggi in alcune regioni del Nord un neonato su 4 ha una madre straniera. Le ragioni di un cambiamento demografico di così grande portata hanno le radici nel presente ma sono protese verso il futuro. Il cambiamento demografico in atto non è un possibilità. E' realtà. Ci sarà un ricambio significativo di popolazione e saremo tutti diversi, tutti “nuovi italiani”, noi e gli stranieri. Una presenza plurale di persone provenienti da tutto il mondo che rappresenta un elemento di novità e un’opportunità per il futuro della nostra società, in particolare per le giovani generazioni. Questa è la realtà dei fatti, questa è l'Italia del presente, questa sarà l'Italia del futuro. Cambiare la prospettiva vuol dire creare le basi affinché anche nella società, la portata di queste sfide venga capita ed accolta. Ma cambiare la prospettiva vuol dire prima di tutto mettere in atto azioni ed iniziative concrete, delle vere e proprie priorità strategiche.
Per questo proponiamo: Una riforma del diritto di cittadinanza, che renda possibile a tutti coloro che nascono o che crescono nel nostro paese di ottenere il passaporto italiano. Questo non assicura automaticamente la piena inclusione, come è possibile vedere anche in altri contesti geografici, ma fissa le condizioni per le quali italiani ed immigrati possano sfuggire meno facilmente alle proprie responsabilità; La cancellazione del reato di clandestinità, perché è impossibile essere accusati per ciò che si è piuttosto che per ciò che si fa; Una legge quadro sul diritto d'asilo che da troppo tempo è assente in Italia, una mancanza colpevolmente usata come alibi; Il diritto di voto per gli immigrati per le elezioni amministrative, come strumento forte di integrazione degli immigrati all'interno dei contesti locali; La creazione di un fondo speciale per le scuole elementari ad alto tasso di presenza di bambini di origine straniera, da finanziare con le entrate della sanatoria corrente, perché è dalla scuola che inizia l'integrazione degli immigrati; Una nuova legge sulla libertà religiosa, perché la presenza di culti e tradizioni differenti rende necessaria una riflessione nuova sul rapporto tra società e sensibilità religiose, che diventano sempre più presenza pubblica nel nostro paese. L'Italia del futuro sarà tale se riusciremo a riconoscere e interpretare il futuro dell'Italia che già abita nel nostro paese. Ma non sono solo le ragioni della storia a chiederci questo. La presenza di milioni di nuovi cittadini italiani non è solo una necessità. E' speranza di riprendere il filo del senso di una comunità in cui tutti siano cittadini. E' anche speranza di cambiamento e novità. E' anche capacità di leggere i fatti del nostro tempo per vivere con fiducia il futuro. Per costruire un paese in cui non lasciamo morire in mezzo al mare chi parte in cerca di una possibilità e in cui la paura non renda prigioniero il nostro futuro.
-La stessa incomprensibile paura che è passata sotto la pelle del nostro paese sta portando, oggi, a fenomeni di violenza omofobica che segnano la fine triste si quella stagione dei diritti intravista, anche solo brevemente, nel corso della breve esperienza del Governo Prodi. Abbiamo deciso, per questa ragione, di schierarci a sostegno della proposta di legge del Partito democratico contro l'omofobia. Tale legge consentirebbe di individuare una forma precisa di violenza, verbale o fisica, con alle spalle una motivazione altrettanto leggibile: quella della paura del diverso, quando non del disprezzo e dell'odio. Riportare nelle scuole l'educazione al rispetto degli orientamenti sessuali e punire che di questo rispetto è privo è una delle strade da percorrere per vivere in un'Italia più civile. Terzo: noi oggi Ad un anno dalla nostra nascita è arrivato il momento di definire quale sia il nostro rapporto con il Partito democratico, non semplicemente in termini burocratici. Stiamo aspettando ancora che il Patito democratico approvi la carta di cittadinanza che norma la relazione tra noi ed il Pd, anche perché questo atteggiamento non è coerente con quanto il Pd prevede nel proprio statuto. Pensiamo che il nostro compito sia quello di attrezzare una generazione ad affrontare il proprio presente guardando ad un futuro migliore per il nostro Paese. Abbiamo assistito più volte allo svuotamento di significato di qualsiasi ipotesi di rinnovamento. Ciò avviene quasi inevitabilmente quando ai normali processi di rinnovamento di un partito si sostituisce la mistica dei rinnovatori. Sempre cooptati essi sono la negazione del senso profondo di ogni processo di evoluzione della politica di un partito. Il fatto stesso di essere prescelti da chi sta in alto, in ossequio ad una non meglio definita logica di merito, priva questi processi di qualsivoglia significato, trasformando speranze a ambizioni in simboli vuoti. Abbiamo scelto, chiunque la interpreti, di contestare in radice questa logica. Per questa ragione crediamo che il nostro compito sia quello di rappresentare uno spazio di iniziativa politica autonomo ed aperto, capace di fare opinione e consenso, a disposizione di una generazione che vuole crescere.
Ci battiamo perchè il nostro partito metta a disposizione gli strumenti perché ciò sia possibile fuori da logiche di quota, in un rapporto di collaborazione con i Giovani democratici, senza prendere esclusività ma imponendo rispetto per la passione e le energie che ciascuno di noi mette a servizio del Partito democratico.
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Reportage sulla manifestazione del 25 Ottobre a Roma |
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Pubblichiamo il Reportage che un nostro amico, un Giovane Democratico, Davide Gobbo, ci ha spedito dopo la sua partecipazione (come quella di molti altri ragazzi del GD) alla grande manifestazione del Partito Democratico che si è svolta al Circo Massimo e per le strade di Roma! Caro Mattia, ti mando un vero e proprio reportage sulla magnifica manifestazione di sabato 25 ottobre, che passerà alla storia come la giornata del grande risveglio della democrazia italiana. Abbiamo dato una lezione di stile a questa destra arrogante, volgare e se permetti anche ignorante. Abbiamo fatto capire che l’Opposizione non è stata sepolta dalla tv – spazzatura di Berlusconi, ma che è viva e vegeta, e che come Opposizione abbiamo in mente un’Italia radicalmente diversa da quella che vogliono “loro”. Prima di cominciare a raccontarti le mie impressioni e le mie sensazioni, permettimi di esprimere il mio sdegno nei confronti dell’informazione cosiddetta “pubblica”. Ieri pomeriggio mi sono visto in successione tg2 e tg1, e non ho potuto fare a meno di incazzarmi. Come sempre avviene in questo paese, l’attenzione viene spostata da quella che dovrebbe essere la notizia vera e propria ad un aspetto insignificante della notizia stessa. Quindi invece di parlare di quello che è avvenuto alla manifestazione – mandando in onda interviste ai partecipanti o spezzoni di discorsi pronunciati dal palco, per esempio – i telegiornali si sono concentrati su chi dicesse la verità sul numero dei partecipanti, la cosiddetta “guerra delle cifre”. Come se questo fosse l’aspetto rilevante della manifestazione! Ovviamente l’informazione di regime non ha fatto trapelare manco una parola del magnifico discorso di Veltroni: silenziatore di stato, scherziamo! Pochissime anche le immagini della manifestazione, non vorrai mica che gli italiani vengano informati! Da quel poco che si è intravisto si può capire comunque che razza di marea umana fosse presente. Io non so se parlare di 2 milioni e mezzo sia corretto, ma credo che 300mila sia un insulto all’intelligenza degli italiani. Il tg2, oltre ad accreditare la versione del governo, ha fatto di più: l’ha rafforzata. Al tele – elettore hanno detto che questa è una stima basata sul sistema satellitare, secondo la quale possono starci al massimo 4 persone per metro quadro; la cifra di 300mila persone è data moltiplicando queste 4 persone per metro quadro con i 73mila metri quadrati che costituiscono la superficie del Circo Massimo. Va bene, diamo per buona questa stima. Ma come mai quando i romani hanno accolto la nazionale italiana di calcio campione del mondo proprio al Circo Massimo erano stimati in un milione e mezzo, e adesso sono diventati 300mila? Mah… Il tg1, molto più sobriamente, ha relegato la manifestazione del PD al terzo posto: notizia di apertura il Papa che andrà in Camerun e Angola… Si sa, gli italiani sono un popolo cattolico… Dopo questa digressione, veniamo alla giornata di sabato. Partenza alle 5. 40 dalla Piazza di Conselve, alle 6 arriviamo al casello della A13 dove salgono anche i democratici di Monselice. A Roma, tra una sosta e l’altra, arriviamo verso le 13.45: ci ha confortato durante il viaggio avere incontrato decine di pullmann diretti alla manifestazione, riconoscibili dalla bandiera del PD “appiccicata” al finestrino posteriore. Ogni autogrill da Bologna in giù è pieno di manifestanti, qualunque posto in cui ci si fermi sono sempre i pullmann del Pd a farla da padroni. Capiamo quindi che può essere un’autentica invasione, pacifica e colorata ovviamente, come lo è il popolo della sinistra, ma non avendo certezze, si resta ancora guardinghi sulle previsioni. Prendiamo la metropolitana e stipati all’inverosimile scendiamo alla fermata prevista per riunirci con gli altri del Pd di Padova in piazzale dei Partigiani. Tantissima gente, bandiere, slogan, striscioni: è un flusso continuo di persone che provengono da ogni parte d’Italia. Da lì partiamo in corteo per arrivare al Circo Massimo: sono talmente tanti i manifestanti che impieghiamo un’ora per percorrere un tratto di strada non più lungo di 1 chilometro. La giornata tra l’altro è calda e afosa, sembra di stare agli inizi di settembre piuttosto che a fine ottobre, e questo ci crea anche un certo disagio: siamo equipaggiati con abbigliamento da autunno inoltrato, e non da tarda estate! Al Circo Massimo ci arriviamo comunque alle 15.15: è ancora semivuoto al nostro arrivo, lo spazio è enorme e la prima cosa che mi viene in mente è: “se non riusciamo a riempirlo, Berlusconi ci riderà dietro per i prossimi 10 anni e con lui tutti gli italiani”! Intanto mi concentro sulla scenografia curata dal partito: enormi palloni bianchi, rossi e verde sono sospesi sopra il perimetro del Circo trattenuti da cavi, mentre issati su apposite impalcature di metallo ci sono pannelli su cui sono riportati gli slogan del Pd; quello che mi colpisce più di tutti è sicuramente: “SIAMO TUTTI SAVIANO”. Fortunatamente le mie incertezze sul successo della manifestazione vengono progressivamente meno: come dicevo prima, l’afflusso è imponente e continuo e l’enorme spazio si riempie sempre di più. Lascio i miei compagni, che si posizionano a metà dell’anfiteatro, davanti ad uno dei maxischermi, e vado a farmi un giro tutto intorno per cogliere al meglio l’atmosfera da grande evento che si respira e poterla immortalare con qualche fotografia. Non manca certo la creatività al popolo della sinistra. Particolarmente bersagliata è la ministra Gelmini: un signore va in giro con un cartello dove “Mariastella” è raffigurata come una barboncina tenuta al guinzaglio da Berlusconi. Un gruppo di studenti ha invece disegnato un pacchetto di Marlboro, solo che al posto della marca delle sigarette hanno scritto “Gelmini” e sotto, corredato con un’immagine della ministra, “Nuoce alla salute della scuola”. Altri non le mandano a dire e scrivono, senza tanti fronzoli: “Gelmini e Tremonti criminali”. Un altro signore l’ho immortalato con un’immagine da calendario della ministra Carfagna; sotto c’è una supplica: “Mara, dammi una pari opportunità”. Non poteva mancare qualche sano sfottò al presidente del Consiglio: ecco uno striscione con questo motto: “Trapianti suoi tra i pianti nostri”, altri molto più semplicemente scrivono, “Berlusconi Pinocchio”, oppure si cimentano in proverbi: “Un decretino al giorno toglie la democrazia di torno”. Al governo è invece dedicato questo: “Noi al Circo Massimo, voi al massimo al circo”. Dopo il folclore do un’occhiata al palco, su cui campeggia una bella frase di Vittorio Foa divenuta lo slogan ufficiale della manifestazione: “Pensare agli altri oltre che a se stessi, al futuro oltre che al presente”. Non ci sono leader politici ad intervenire dal palco – escluso Veltroni, ovviamente - e a portare la propria testimonianza di come si viva nell’Italia delle magnifiche sorti e progressive di Berlusconi IV ci pensano quei piccoli grandi eroi che ogni giorno, tra mille difficoltà, fanno funzionare il paese. Si comincia con quelli che sono stati l’anima del fronte anti – Berlusconi nelle settimane precedenti, studenti e ricercatori universitari che esprimono la loro grandissima preoccupazione per i tagli di Tremonti spacciati dalla Gelmini come razionalizzazione delle spese: “così ci negate il futuro, ci spingete a mendicare e ad essere sottoposti a qualsiasi ricatto per farci lavorare. Siamo consapevoli che così com’è l’Università non può continuare a funzionare, ma non è certo facendo tabula rasa che si può contribuire a cambiare le cose”. E ancora, un netto rifiuto al progetto di far diventare le Università fondazioni private, cosa che creerebbe un’istruzione per pochi privilegiati. Dopo gli studenti sono gli insegnanti ad intervenire: docenti di scuola primaria e secondaria non sono da meno nell’esprimere il loro netto rifiuto alla condanna a morte della scuola tramite i tagli: “vogliono creare una società di privilegiati, dove ad accedere all’istruzione sono solo i figli dei più ricchi. Ma noi non permetteremo questo!” tuona dal palco una maestra di scuola primaria, applauditissima. Che questa sia l’intenzione di Berlusconi, penso io, non è un mistero: ricordiamo ancora tutti quanti la sua frase pronunciata durante il dibattito televisivo con Prodi nel 2006: “Il figlio dell’operaio non può avere gli stessi diritti del figlio del libero professionista”. Questo è il loro disegno: impedire la mobilità sociale che la scuola pubblica permette, perché istruzione significa anche libertà, significa essere indipendenti da un certo tipo di pensiero, dal malcostume, dal razzismo, dall’ignoranza diffusi dalle antenne di Sua Proprietà. Ed è questa libertà che loro non tollerano. Intanto dal palco continuano gli interventi: applauditissimo è Jean Renè Bilongo, mediatore culturale camerunense, indignato per come il governo abbia trovato negli immigrati il capro espiatorio di tutti i mali del paese; chiede che venga riconosciuta la cittadinanza ai bimbi immigrati nati in Italia e vuole contribuire a far crescere questo paese. Sono parole di grande civiltà che dovrebbero far riflettere i vari Borghezio, Gentilini, Calderoli e tutta la congrega di razzisti nostrani e governativi. C’è anche una poliziotta sul palco, Silvia Licciardi, che denuncia apertamente la strumentalità con cui è stata agitata la questione sicurezza: “3 miliardi di euro sono stati tagliati dal governo, la sicurezza è stata usata solo per creare consenso. Abbiamo pattuglie che non hanno neanche i soldi per la benzina, computer che non funzionano, divise in prestito. La si finisca di fare propaganda”! Dopo di lei è la volta di un’imprenditrice: “La mia situazione è drammatica, le banche mi hanno negato i prestiti, il governo non ha fatto nulla per noi piccoli imprenditori”! L’imprenditrice inoltre se la prende con quella cultura dell’illegalità e con il disprezzo delle regole di cui è paladino il governo: “E’ anche questo atteggiamento di fastidio per la legalità che porta poi alle tragedie delle morti sul lavoro”! Anche questo intervento suscita l’apprezzamento dell’assemblea, e la cosa mi fa molto piacere, se pensiamo che una parte esigua della sinistra (che non ha partecipato alla manifestazione in via ufficiale, anche se molti suoi militanti erano presenti comunque: alludo a Rifondazione) considera ancora oggi, nel 2008, tutti gli imprenditori, anche gli artigiani, come delinquenti, sfruttatori e capitalisti. L’ultimo intervento prima di Veltroni è stato quello di Rosario Crocetta, il sindaco di Gela, un tempo una roccaforte di Cosa Nostra; ora grazie al coraggio del suo primo cittadino è divenuta una delle teste di ponte della lotta ai clan e alle cosche. Quando sale sul palco si alzano in volo sopra al Circo Massimo ben quattro elicotteri: “Al tempo dei miei primi comizi” – dice “ero costretto a parlare con il giubbotto antiproiettile! Ma ho sempre detto ai mafiosi che non mi fanno paura, che non riusciranno a fermarmi”! La sua accalorata testimonianza rapisce i manifestanti: “Al tempo delle mia prima elezione, ho dovuto far riconteggiare le schede, perché avevo capito che qualcosa non era andato per il verso giusto. Avevano detto che avevo perso con più di cento voti di scarto, e invece ne avevo 507 a favore mio! Alle ultime elezioni sono stato riconfermato con il 65% dei voti! La lotta alla Mafia non è una lotta solitaria, è una lotta di popolo, che si può vincere, arrivando ad una società diversa, fatta di giustizia e di lavoro”! Infine regala a Veltroni, che non è ancora sul palco, una maglietta con la celebre immagine di Falcone e Borsellino, due magistrati schierati politicamente su posizioni di destra divenuti ormai un’icona della sinistra: “Questa maglietta voglio regalarla a Veltroni, le loro idee camminano sulle nostre gambe”! La folla, divenuta ormai un’autentica marea umana, applaude lungamente il sindaco Crocetta, che appare visibilmente commosso. Sono già le 16.45; l’intervento di Veltroni era previsto per le 16.30, ma lui non si vede ancora. Dal palco salgono le note di “La storia siamo noi”: quasi all’improvviso centinaia di migliaia di bandiere, senza nessun ordine, cominciano a sventolare: è uno spettacolo grandioso, io mi sposto da dove mi trovavo per salire sul terrapieno del Circo Massimo e poter scattare delle fotografie. Riesco a malapena a farmi strada e a trovare un punto panoramico adeguato. Finita la canzone, è la volta di Walter Veltroni: la marea oceanica gli tributa un’autentica ovazione, le bandiere continuano a sventolare, per me è ormai impossibile scendere perchè tutti gli spazi sono occupati e dovrei camminare sopra le teste di qualcuno per raggiungere di nuovo i miei compagni di avventura! Ma intanto il segretario del PD comincia a parlare: “Grazie, è uno spettacolo meraviglioso per la democrazia… Questa piazza farà venire il sangue amaro a molti, perché da oggi il plebiscitario consenso al governo non apparirà più tale. Questa è la prima grande manifestazione del riformismo italiano”! Il discorso inizia con quello che sarà un vero e proprio leitmotiv: “L’ITALIA E’ UN PAESE MIGLIORE DELLA DESTRA CHE LO GOVERNA”. Dopo un accorato ringraziamento ai volontari e alle forze dell’ordine che hanno permesso lo svolgimento della manifestazione, Veltroni ricorda Vittorio Foa e rende omaggio ai valori antifascisti cui si ispira il PD e ai tanti partigiani dell’ANPI giunti alla manifestazione: “Signor presidente del Consiglio, le ricordo che questo è un paese ANTIFASCISTA. A chi le chiedeva se anche lei potesse definirsi così, “antifascista”, lei ha risposto con fastidio che non ha tempo da perdere, che ha cose più importanti di cui occuparsi, rispetto all’antifascismo e alla Resistenza… Nessuno avrebbe risposto come il nostro Presidente del Consiglio, perché non c’è nulla di più importante, per un grande Paese, della sua memoria storica. Un Paese senza memoria è un Paese senza identità. E chi non ha identità non ha futuro. E l’Italia ha bisogno di futuro… Coltivare la memoria dell’antifascismo non è solo un atto di riconoscenza. Come ci ha ricordato un altro grande italiano, un uomo mite e rigoroso come Leopoldo Elia, se la democrazia viene coltivata e vissuta ogni giorno, si espande e cresce. Se viene mortificata e offesa, deperisce e può anche morire”. Poi Veltroni passa ad enunciare la necessità che in una democrazia ci siano un’opposizione, una magistratura, un Parlamento, dei controlli da rispettare, quelli che a Berlusconi proprio non vanno giù, e infine l’affondo: “LA DEMOCRAZIA NON E’ IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI UN’AZIENDA”! La polemica del segretario del PD si sposta ora alla minaccia di Berlusconi di intervenire con la forza nelle scuole e sull’immediata smentita: “La minaccia irresponsabile e pericolosa di intervenire “attraverso le forze dell’ordine” dentro quei templi del sapere, della conoscenza e del dialogo che sono le Università, è stata qualcosa di abnorme e di mai visto prima. Puntuale, ancora una volta, è poi arrivata la smentita del Presidente del Consiglio. Sono i giornali che come al solito travisano la realtà, ha detto da Pechino. Ora: cambiando il fuso orario si può anche cambiare idea, e in questo caso è un bene che ciò sia avvenuto. C’è però qualcosa su cui vale la pena riflettere. Perché un’alta carica istituzionale si può permettere sistematicamente di negare ciò che è evidente, ciò che per giorni le televisioni hanno ritrasmesso sbugiardando l’ennesima smentita? Perché il Presidente del Consiglio si sente autorizzato, nel pieno della tempesta finanziaria che stiamo vivendo, ad invitare i cittadini a comprare le azioni di questa o quella azienda? Perché può arrivare ad annunciare una decisione non presa come quella della chiusura dei mercati, facendosi smentire persino dalla Casa Bianca? Se l’avessero fatto Gordon Brown o Angela Merkel sarebbe successa una catastrofe. Siccome nel mondo sanno chi è, non è successo niente”. Come si nota, non c’è più il “fioretto” della campagna elettorale. La parte centrale del discorso si focalizza sulle condizioni economiche degli italiani. Una fotografia ormai in bianco e nero, con aziende che stanno chiudendo, giovani costretti a lavorare per 4 euro all’ora, senza futuro, ingannati e sfruttati, operai che perdono il lavoro. Il governo, di fronte a questi problemi, ha tagliato l’Ici per i più ricchi, e non ha fatto altro che limitarsi a prendere quei provvedimenti decisi in sede europea per salvare le banche. Anzi, ha tagliato anche il Fondo destinato alla famiglia per non far pagare l’Ici ai più ricchi proprio in un momento in cui, al contrario, bisognerebbe sostenere i redditi medio – bassi, le piccole imprese, i salari, rimettere in moto la domanda. Ma d’altronde, dice Veltroni, questa è solo una destra che tutela I POTERI FORTI. Dopo aver ribadito che la spesa pubblica deve essere ridotta secondo il motto “spendere meno, spendere meglio”, parte il durissimo affondo contro la riforma Gelmini e contro la cultura diffusa dalla destra: “La scuola elementare italiana, una delle migliori del mondo, è il frutto di decenni di elaborazione pedagogica, teorica e sul campo. Che cultura, che pensiero, che innovazione c’è dietro il ritorno al maestro unico o all’abolizione per via di fatto del tempo pieno? E davvero qualcuno pensa che il fenomeno del bullismo si possa risolvere con il voto in condotta? No. Non è così semplice, non è così banale. Dietro questi atteggiamenti c’è molto di più. Dietro il fatto che un bambino su cinque comincia a bere tra gli 11 e i 15 anni c’è davvero un vuoto più grande. C’è il degrado sociale e il disagio familiare. C’è l’annoiarsi di fronte alla vita di chi forse è spinto a conoscere il prezzo ma certo non il valore delle cose. Quel vuoto a noi spaventa. Per voi è indifferente. Perché vi è congeniale. L’avete alimentato con la vostra cultura dell’individualismo e dell’egoismo. Con il vostro fastidio per ogni regola morale. Con la vostra idea che contano non lo studio e il lavoro, ma solo il successo facile. Quello che si raggiunge anche senza saper far niente, basta apparire in televisione. Quello che si può ottenere in ogni modo, anche prendendo le scorciatoie e passando sopra gli altri. Questa cultura l’ha creata la destra. L’avete costruita voi. Non vi interessa la scuola perché la vostra scuola è la televisione. E la vostra diseducazione civile degli italiani rimbalza fin dentro le scuole”. La folla applaude a lungo questo punto del discorso di Veltroni: è una lezione di stile, è la dimostrazione di quanto lontane siano le due culture, quella di destra e quella di sinistra, alla faccia di chi ancora oggi dice che sono tutti uguali. Da qui Veltroni arriva a deplorare l’atteggiamento del governo nei confronti dell’Europa e dell’ambiente, posizione assurda, dato che il rispetto dei vincoli ambientali permetterebbe di far crescere l’occupazione. E poi ancora durissimo affondo contro la paura e il razzismo, contro l’idea aberrante delle classi separate: “La paura, ha detto bene Ilvo Diamanti, paga. In termini elettorali e di consenso, almeno nell’immediato. “Per contrastare il razzismo”, ha scritto ancora Diamanti, “si dovrebbe combattere la paura. Invece viene lasciata crescere in modo incontrollato. E molti, troppi, la coltivano, questa pianta dai frutti avvelenati che cresce nel giardino di casa nostra. Molti, troppi episodi si sono verificati negli ultimi mesi, nelle ultime settimane. Di quasi tutti si è detto “il razzismo non c’entra”. Ma non è razzismo l’assassinio di Abdoul, ucciso per una scatola di biscotti al grido di sporco negro? Non ci sono l’ignoranza, l’estraneità e l’ostilità verso “l’altro” dietro l’aggressione di un ragazzo cinese alla fermata di un autobus? Non dobbiamo pensare che ci sia razzismo dietro il fermo violento da parte dei vigili e il pestaggio di Emanuel? Dietro quel negargli persino il cognome”? Ma nonostante tutto, ribadisce Veltroni, l’Italia è migliore della destra che la governa. Ed è a quell’Italia migliore che si rivolge per dare un messaggio di speranza al paese: “A Roberto Saviano va il grazie di tutti noi che oggi siamo qui in questa piazza. Lo stesso grazie va alle forze dell’ordine, ai magistrati, agli imprenditori coraggiosi e alle associazioni che ogni giorno contrastano l’illegalità, resistono alla sopraffazione, tengono viva la speranza. Ad ognuno di loro va il grazie di tutti gli italiani onesti e perbene, di tutti coloro che non si rassegnano a pensare che le cose continueranno ad andare così perché così è sempre stato e nulla può cambiare. Un’altra Italia è possibile. L’Italia della legalità, e non della furbizia. L’Italia della responsabilità, e non dell’esclusivo interesse personale. L’Italia del merito, e non dei favori. L’Italia della solidarietà, e non dell’egoismo. L’Italia dell’innovazione, e non della conservazione. […] Un’altra Italia è possibile: LA FAREMO INSIEME”. E su queste parole di speranza si chiude l’intervento di Veltroni e la manifestazione, quando sono le 18 esatte. Come alla fine di ogni manifestazione del PD, si alzano le note dell’inno di Mameli: noi democratici lo cantiamo a squarciagola, sventolando le bandiere, al contrario di italo forzisti e leghisti che invece l’inno di solito lo insultano e lo fischiano, o magari se ne ricordano solo quando gioca le partite la nazionale di calcio. Nel frattempo sopra il circo Massimo si stanno avvicinando nubi sempre più minacciose: già verso le 17.30 il cielo aveva cominciato ad oscurarsi, e qualche fulmine di tanto di tanto solcava il cielo seguito da tuoni fragorosi: riti vodoo di Berlusconi da Pechino? Certo, non oso immaginare cosa avrebbe potuto succedere se avesse cominciato a piovere durante il comizio: vi immaginate centinaia di migliaia di persone che spingono e urtano per scappare dalla pioggia, dentro a quel catino?!? Ci affrettiamo comunque ad andarcene, perché c’è un buon tratto di strada da percorrere per ritornare alla metropolitana e poi al pullmann: appena il tempo per salire, e poi giù acqua a catinelle! Berlusconi ha sbagliato i suoi calcoli!! La ciliegina sulla torta di questa bella giornata ce l’ho in autostrada, sulla via del ritorno: appena fuori del Grande raccordo anulare ci fermiamo per poter mangiare qualcosa in Autogrill. La fila alle casse è però interminabile, ovviamente anche un sacco di altri partecipanti alla manifestazione ha avuto la stessa idea: mi ci vorrebbe chissà quanto tempo per poter avere un panino! Tornato allora sul piazzale dell’Autogrill, noto una grande folla vicino ad un pullmann: mi avvicino e vedo una grande tavolata e delle persone che affettano a tutto spiano mortadella, porchetta e pane, tagliano dolci e distribuiscono bicchieri di Lambrusco e bottigliette d’acqua a chiunque glielo chieda: TUTTO GRATIS!! “Prendi, prendi pure, non preoccuparti, siamo tutti una grande famiglia”! mi dicono. Sono di Bologna, e non posso allora fare a meno di levare un’ode all’Emilia e alla sua tradizione di sinistra. Finalmente rifocillati possiamo riprendere la via del ritorno. A Conselve arriviamo alle 3 di notte. Siamo stanchissimi, ma felici di aver dato il nostro contributo alla democrazia e al risveglio dell’Opposizione: soprattutto galvanizzati perchè finalmente abbiamo dei valori certi da seguire – è finita l’epoca del “ma anche” – e da portare avanti per contrastare questa destra: antifascismo, legalità, lotta alla mafia, rispetto per le altre culture, equilibrio sociale, meritocrazia, rispetto per l’ambiente: i valori di una grande forza riformista. DAVIDE GOBBO
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