Pubblichiamo il Reportage che un nostro amico, un Giovane Democratico, Davide Gobbo, ci ha spedito dopo la sua partecipazione (come quella di molti altri ragazzi del GD) alla grande manifestazione del Partito Democratico che si è svolta al Circo Massimo e per le strade di Roma! Caro Mattia, ti mando un vero e proprio reportage sulla magnifica manifestazione di sabato 25 ottobre, che passerà alla storia come la giornata del grande risveglio della democrazia italiana. Abbiamo dato una lezione di stile a questa destra arrogante, volgare e se permetti anche ignorante. Abbiamo fatto capire che l’Opposizione non è stata sepolta dalla tv – spazzatura di Berlusconi, ma che è viva e vegeta, e che come Opposizione abbiamo in mente un’Italia radicalmente diversa da quella che vogliono “loro”. Prima di cominciare a raccontarti le mie impressioni e le mie sensazioni, permettimi di esprimere il mio sdegno nei confronti dell’informazione cosiddetta “pubblica”. Ieri pomeriggio mi sono visto in successione tg2 e tg1, e non ho potuto fare a meno di incazzarmi. Come sempre avviene in questo paese, l’attenzione viene spostata da quella che dovrebbe essere la notizia vera e propria ad un aspetto insignificante della notizia stessa. Quindi invece di parlare di quello che è avvenuto alla manifestazione – mandando in onda interviste ai partecipanti o spezzoni di discorsi pronunciati dal palco, per esempio – i telegiornali si sono concentrati su chi dicesse la verità sul numero dei partecipanti, la cosiddetta “guerra delle cifre”. Come se questo fosse l’aspetto rilevante della manifestazione! Ovviamente l’informazione di regime non ha fatto trapelare manco una parola del magnifico discorso di Veltroni: silenziatore di stato, scherziamo! Pochissime anche le immagini della manifestazione, non vorrai mica che gli italiani vengano informati! Da quel poco che si è intravisto si può capire comunque che razza di marea umana fosse presente. Io non so se parlare di 2 milioni e mezzo sia corretto, ma credo che 300mila sia un insulto all’intelligenza degli italiani. Il tg2, oltre ad accreditare la versione del governo, ha fatto di più: l’ha rafforzata. Al tele – elettore hanno detto che questa è una stima basata sul sistema satellitare, secondo la quale possono starci al massimo 4 persone per metro quadro; la cifra di 300mila persone è data moltiplicando queste 4 persone per metro quadro con i 73mila metri quadrati che costituiscono la superficie del Circo Massimo. Va bene, diamo per buona questa stima. Ma come mai quando i romani hanno accolto la nazionale italiana di calcio campione del mondo proprio al Circo Massimo erano stimati in un milione e mezzo, e adesso sono diventati 300mila? Mah… Il tg1, molto più sobriamente, ha relegato la manifestazione del PD al terzo posto: notizia di apertura il Papa che andrà in Camerun e Angola… Si sa, gli italiani sono un popolo cattolico… Dopo questa digressione, veniamo alla giornata di sabato. Partenza alle 5. 40 dalla Piazza di Conselve, alle 6 arriviamo al casello della A13 dove salgono anche i democratici di Monselice. A Roma, tra una sosta e l’altra, arriviamo verso le 13.45: ci ha confortato durante il viaggio avere incontrato decine di pullmann diretti alla manifestazione, riconoscibili dalla bandiera del PD “appiccicata” al finestrino posteriore. Ogni autogrill da Bologna in giù è pieno di manifestanti, qualunque posto in cui ci si fermi sono sempre i pullmann del Pd a farla da padroni. Capiamo quindi che può essere un’autentica invasione, pacifica e colorata ovviamente, come lo è il popolo della sinistra, ma non avendo certezze, si resta ancora guardinghi sulle previsioni. Prendiamo la metropolitana e stipati all’inverosimile scendiamo alla fermata prevista per riunirci con gli altri del Pd di Padova in piazzale dei Partigiani. Tantissima gente, bandiere, slogan, striscioni: è un flusso continuo di persone che provengono da ogni parte d’Italia. Da lì partiamo in corteo per arrivare al Circo Massimo: sono talmente tanti i manifestanti che impieghiamo un’ora per percorrere un tratto di strada non più lungo di 1 chilometro. La giornata tra l’altro è calda e afosa, sembra di stare agli inizi di settembre piuttosto che a fine ottobre, e questo ci crea anche un certo disagio: siamo equipaggiati con abbigliamento da autunno inoltrato, e non da tarda estate! Al Circo Massimo ci arriviamo comunque alle 15.15: è ancora semivuoto al nostro arrivo, lo spazio è enorme e la prima cosa che mi viene in mente è: “se non riusciamo a riempirlo, Berlusconi ci riderà dietro per i prossimi 10 anni e con lui tutti gli italiani”! Intanto mi concentro sulla scenografia curata dal partito: enormi palloni bianchi, rossi e verde sono sospesi sopra il perimetro del Circo trattenuti da cavi, mentre issati su apposite impalcature di metallo ci sono pannelli su cui sono riportati gli slogan del Pd; quello che mi colpisce più di tutti è sicuramente: “SIAMO TUTTI SAVIANO”. Fortunatamente le mie incertezze sul successo della manifestazione vengono progressivamente meno: come dicevo prima, l’afflusso è imponente e continuo e l’enorme spazio si riempie sempre di più. Lascio i miei compagni, che si posizionano a metà dell’anfiteatro, davanti ad uno dei maxischermi, e vado a farmi un giro tutto intorno per cogliere al meglio l’atmosfera da grande evento che si respira e poterla immortalare con qualche fotografia. Non manca certo la creatività al popolo della sinistra. Particolarmente bersagliata è la ministra Gelmini: un signore va in giro con un cartello dove “Mariastella” è raffigurata come una barboncina tenuta al guinzaglio da Berlusconi. Un gruppo di studenti ha invece disegnato un pacchetto di Marlboro, solo che al posto della marca delle sigarette hanno scritto “Gelmini” e sotto, corredato con un’immagine della ministra, “Nuoce alla salute della scuola”. Altri non le mandano a dire e scrivono, senza tanti fronzoli: “Gelmini e Tremonti criminali”. Un altro signore l’ho immortalato con un’immagine da calendario della ministra Carfagna; sotto c’è una supplica: “Mara, dammi una pari opportunità”. Non poteva mancare qualche sano sfottò al presidente del Consiglio: ecco uno striscione con questo motto: “Trapianti suoi tra i pianti nostri”, altri molto più semplicemente scrivono, “Berlusconi Pinocchio”, oppure si cimentano in proverbi: “Un decretino al giorno toglie la democrazia di torno”. Al governo è invece dedicato questo: “Noi al Circo Massimo, voi al massimo al circo”. Dopo il folclore do un’occhiata al palco, su cui campeggia una bella frase di Vittorio Foa divenuta lo slogan ufficiale della manifestazione: “Pensare agli altri oltre che a se stessi, al futuro oltre che al presente”. Non ci sono leader politici ad intervenire dal palco – escluso Veltroni, ovviamente - e a portare la propria testimonianza di come si viva nell’Italia delle magnifiche sorti e progressive di Berlusconi IV ci pensano quei piccoli grandi eroi che ogni giorno, tra mille difficoltà, fanno funzionare il paese. Si comincia con quelli che sono stati l’anima del fronte anti – Berlusconi nelle settimane precedenti, studenti e ricercatori universitari che esprimono la loro grandissima preoccupazione per i tagli di Tremonti spacciati dalla Gelmini come razionalizzazione delle spese: “così ci negate il futuro, ci spingete a mendicare e ad essere sottoposti a qualsiasi ricatto per farci lavorare. Siamo consapevoli che così com’è l’Università non può continuare a funzionare, ma non è certo facendo tabula rasa che si può contribuire a cambiare le cose”. E ancora, un netto rifiuto al progetto di far diventare le Università fondazioni private, cosa che creerebbe un’istruzione per pochi privilegiati. Dopo gli studenti sono gli insegnanti ad intervenire: docenti di scuola primaria e secondaria non sono da meno nell’esprimere il loro netto rifiuto alla condanna a morte della scuola tramite i tagli: “vogliono creare una società di privilegiati, dove ad accedere all’istruzione sono solo i figli dei più ricchi. Ma noi non permetteremo questo!” tuona dal palco una maestra di scuola primaria, applauditissima. Che questa sia l’intenzione di Berlusconi, penso io, non è un mistero: ricordiamo ancora tutti quanti la sua frase pronunciata durante il dibattito televisivo con Prodi nel 2006: “Il figlio dell’operaio non può avere gli stessi diritti del figlio del libero professionista”. Questo è il loro disegno: impedire la mobilità sociale che la scuola pubblica permette, perché istruzione significa anche libertà, significa essere indipendenti da un certo tipo di pensiero, dal malcostume, dal razzismo, dall’ignoranza diffusi dalle antenne di Sua Proprietà. Ed è questa libertà che loro non tollerano. Intanto dal palco continuano gli interventi: applauditissimo è Jean Renè Bilongo, mediatore culturale camerunense, indignato per come il governo abbia trovato negli immigrati il capro espiatorio di tutti i mali del paese; chiede che venga riconosciuta la cittadinanza ai bimbi immigrati nati in Italia e vuole contribuire a far crescere questo paese. Sono parole di grande civiltà che dovrebbero far riflettere i vari Borghezio, Gentilini, Calderoli e tutta la congrega di razzisti nostrani e governativi. C’è anche una poliziotta sul palco, Silvia Licciardi, che denuncia apertamente la strumentalità con cui è stata agitata la questione sicurezza: “3 miliardi di euro sono stati tagliati dal governo, la sicurezza è stata usata solo per creare consenso. Abbiamo pattuglie che non hanno neanche i soldi per la benzina, computer che non funzionano, divise in prestito. La si finisca di fare propaganda”! Dopo di lei è la volta di un’imprenditrice: “La mia situazione è drammatica, le banche mi hanno negato i prestiti, il governo non ha fatto nulla per noi piccoli imprenditori”! L’imprenditrice inoltre se la prende con quella cultura dell’illegalità e con il disprezzo delle regole di cui è paladino il governo: “E’ anche questo atteggiamento di fastidio per la legalità che porta poi alle tragedie delle morti sul lavoro”! Anche questo intervento suscita l’apprezzamento dell’assemblea, e la cosa mi fa molto piacere, se pensiamo che una parte esigua della sinistra (che non ha partecipato alla manifestazione in via ufficiale, anche se molti suoi militanti erano presenti comunque: alludo a Rifondazione) considera ancora oggi, nel 2008, tutti gli imprenditori, anche gli artigiani, come delinquenti, sfruttatori e capitalisti. L’ultimo intervento prima di Veltroni è stato quello di Rosario Crocetta, il sindaco di Gela, un tempo una roccaforte di Cosa Nostra; ora grazie al coraggio del suo primo cittadino è divenuta una delle teste di ponte della lotta ai clan e alle cosche. Quando sale sul palco si alzano in volo sopra al Circo Massimo ben quattro elicotteri: “Al tempo dei miei primi comizi” – dice “ero costretto a parlare con il giubbotto antiproiettile! Ma ho sempre detto ai mafiosi che non mi fanno paura, che non riusciranno a fermarmi”! La sua accalorata testimonianza rapisce i manifestanti: “Al tempo delle mia prima elezione, ho dovuto far riconteggiare le schede, perché avevo capito che qualcosa non era andato per il verso giusto. Avevano detto che avevo perso con più di cento voti di scarto, e invece ne avevo 507 a favore mio! Alle ultime elezioni sono stato riconfermato con il 65% dei voti! La lotta alla Mafia non è una lotta solitaria, è una lotta di popolo, che si può vincere, arrivando ad una società diversa, fatta di giustizia e di lavoro”! Infine regala a Veltroni, che non è ancora sul palco, una maglietta con la celebre immagine di Falcone e Borsellino, due magistrati schierati politicamente su posizioni di destra divenuti ormai un’icona della sinistra: “Questa maglietta voglio regalarla a Veltroni, le loro idee camminano sulle nostre gambe”! La folla, divenuta ormai un’autentica marea umana, applaude lungamente il sindaco Crocetta, che appare visibilmente commosso. Sono già le 16.45; l’intervento di Veltroni era previsto per le 16.30, ma lui non si vede ancora. Dal palco salgono le note di “La storia siamo noi”: quasi all’improvviso centinaia di migliaia di bandiere, senza nessun ordine, cominciano a sventolare: è uno spettacolo grandioso, io mi sposto da dove mi trovavo per salire sul terrapieno del Circo Massimo e poter scattare delle fotografie. Riesco a malapena a farmi strada e a trovare un punto panoramico adeguato. Finita la canzone, è la volta di Walter Veltroni: la marea oceanica gli tributa un’autentica ovazione, le bandiere continuano a sventolare, per me è ormai impossibile scendere perchè tutti gli spazi sono occupati e dovrei camminare sopra le teste di qualcuno per raggiungere di nuovo i miei compagni di avventura! Ma intanto il segretario del PD comincia a parlare: “Grazie, è uno spettacolo meraviglioso per la democrazia… Questa piazza farà venire il sangue amaro a molti, perché da oggi il plebiscitario consenso al governo non apparirà più tale. Questa è la prima grande manifestazione del riformismo italiano”! Il discorso inizia con quello che sarà un vero e proprio leitmotiv: “L’ITALIA E’ UN PAESE MIGLIORE DELLA DESTRA CHE LO GOVERNA”. Dopo un accorato ringraziamento ai volontari e alle forze dell’ordine che hanno permesso lo svolgimento della manifestazione, Veltroni ricorda Vittorio Foa e rende omaggio ai valori antifascisti cui si ispira il PD e ai tanti partigiani dell’ANPI giunti alla manifestazione: “Signor presidente del Consiglio, le ricordo che questo è un paese ANTIFASCISTA. A chi le chiedeva se anche lei potesse definirsi così, “antifascista”, lei ha risposto con fastidio che non ha tempo da perdere, che ha cose più importanti di cui occuparsi, rispetto all’antifascismo e alla Resistenza… Nessuno avrebbe risposto come il nostro Presidente del Consiglio, perché non c’è nulla di più importante, per un grande Paese, della sua memoria storica. Un Paese senza memoria è un Paese senza identità. E chi non ha identità non ha futuro. E l’Italia ha bisogno di futuro… Coltivare la memoria dell’antifascismo non è solo un atto di riconoscenza. Come ci ha ricordato un altro grande italiano, un uomo mite e rigoroso come Leopoldo Elia, se la democrazia viene coltivata e vissuta ogni giorno, si espande e cresce. Se viene mortificata e offesa, deperisce e può anche morire”. Poi Veltroni passa ad enunciare la necessità che in una democrazia ci siano un’opposizione, una magistratura, un Parlamento, dei controlli da rispettare, quelli che a Berlusconi proprio non vanno giù, e infine l’affondo: “LA DEMOCRAZIA NON E’ IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI UN’AZIENDA”! La polemica del segretario del PD si sposta ora alla minaccia di Berlusconi di intervenire con la forza nelle scuole e sull’immediata smentita: “La minaccia irresponsabile e pericolosa di intervenire “attraverso le forze dell’ordine” dentro quei templi del sapere, della conoscenza e del dialogo che sono le Università, è stata qualcosa di abnorme e di mai visto prima. Puntuale, ancora una volta, è poi arrivata la smentita del Presidente del Consiglio. Sono i giornali che come al solito travisano la realtà, ha detto da Pechino. Ora: cambiando il fuso orario si può anche cambiare idea, e in questo caso è un bene che ciò sia avvenuto. C’è però qualcosa su cui vale la pena riflettere. Perché un’alta carica istituzionale si può permettere sistematicamente di negare ciò che è evidente, ciò che per giorni le televisioni hanno ritrasmesso sbugiardando l’ennesima smentita? Perché il Presidente del Consiglio si sente autorizzato, nel pieno della tempesta finanziaria che stiamo vivendo, ad invitare i cittadini a comprare le azioni di questa o quella azienda? Perché può arrivare ad annunciare una decisione non presa come quella della chiusura dei mercati, facendosi smentire persino dalla Casa Bianca? Se l’avessero fatto Gordon Brown o Angela Merkel sarebbe successa una catastrofe. Siccome nel mondo sanno chi è, non è successo niente”. Come si nota, non c’è più il “fioretto” della campagna elettorale. La parte centrale del discorso si focalizza sulle condizioni economiche degli italiani. Una fotografia ormai in bianco e nero, con aziende che stanno chiudendo, giovani costretti a lavorare per 4 euro all’ora, senza futuro, ingannati e sfruttati, operai che perdono il lavoro. Il governo, di fronte a questi problemi, ha tagliato l’Ici per i più ricchi, e non ha fatto altro che limitarsi a prendere quei provvedimenti decisi in sede europea per salvare le banche. Anzi, ha tagliato anche il Fondo destinato alla famiglia per non far pagare l’Ici ai più ricchi proprio in un momento in cui, al contrario, bisognerebbe sostenere i redditi medio – bassi, le piccole imprese, i salari, rimettere in moto la domanda. Ma d’altronde, dice Veltroni, questa è solo una destra che tutela I POTERI FORTI. Dopo aver ribadito che la spesa pubblica deve essere ridotta secondo il motto “spendere meno, spendere meglio”, parte il durissimo affondo contro la riforma Gelmini e contro la cultura diffusa dalla destra: “La scuola elementare italiana, una delle migliori del mondo, è il frutto di decenni di elaborazione pedagogica, teorica e sul campo. Che cultura, che pensiero, che innovazione c’è dietro il ritorno al maestro unico o all’abolizione per via di fatto del tempo pieno? E davvero qualcuno pensa che il fenomeno del bullismo si possa risolvere con il voto in condotta? No. Non è così semplice, non è così banale. Dietro questi atteggiamenti c’è molto di più. Dietro il fatto che un bambino su cinque comincia a bere tra gli 11 e i 15 anni c’è davvero un vuoto più grande. C’è il degrado sociale e il disagio familiare. C’è l’annoiarsi di fronte alla vita di chi forse è spinto a conoscere il prezzo ma certo non il valore delle cose. Quel vuoto a noi spaventa. Per voi è indifferente. Perché vi è congeniale. L’avete alimentato con la vostra cultura dell’individualismo e dell’egoismo. Con il vostro fastidio per ogni regola morale. Con la vostra idea che contano non lo studio e il lavoro, ma solo il successo facile. Quello che si raggiunge anche senza saper far niente, basta apparire in televisione. Quello che si può ottenere in ogni modo, anche prendendo le scorciatoie e passando sopra gli altri. Questa cultura l’ha creata la destra. L’avete costruita voi. Non vi interessa la scuola perché la vostra scuola è la televisione. E la vostra diseducazione civile degli italiani rimbalza fin dentro le scuole”. La folla applaude a lungo questo punto del discorso di Veltroni: è una lezione di stile, è la dimostrazione di quanto lontane siano le due culture, quella di destra e quella di sinistra, alla faccia di chi ancora oggi dice che sono tutti uguali. Da qui Veltroni arriva a deplorare l’atteggiamento del governo nei confronti dell’Europa e dell’ambiente, posizione assurda, dato che il rispetto dei vincoli ambientali permetterebbe di far crescere l’occupazione. E poi ancora durissimo affondo contro la paura e il razzismo, contro l’idea aberrante delle classi separate: “La paura, ha detto bene Ilvo Diamanti, paga. In termini elettorali e di consenso, almeno nell’immediato. “Per contrastare il razzismo”, ha scritto ancora Diamanti, “si dovrebbe combattere la paura. Invece viene lasciata crescere in modo incontrollato. E molti, troppi, la coltivano, questa pianta dai frutti avvelenati che cresce nel giardino di casa nostra. Molti, troppi episodi si sono verificati negli ultimi mesi, nelle ultime settimane. Di quasi tutti si è detto “il razzismo non c’entra”. Ma non è razzismo l’assassinio di Abdoul, ucciso per una scatola di biscotti al grido di sporco negro? Non ci sono l’ignoranza, l’estraneità e l’ostilità verso “l’altro” dietro l’aggressione di un ragazzo cinese alla fermata di un autobus? Non dobbiamo pensare che ci sia razzismo dietro il fermo violento da parte dei vigili e il pestaggio di Emanuel? Dietro quel negargli persino il cognome”? Ma nonostante tutto, ribadisce Veltroni, l’Italia è migliore della destra che la governa. Ed è a quell’Italia migliore che si rivolge per dare un messaggio di speranza al paese: “A Roberto Saviano va il grazie di tutti noi che oggi siamo qui in questa piazza. Lo stesso grazie va alle forze dell’ordine, ai magistrati, agli imprenditori coraggiosi e alle associazioni che ogni giorno contrastano l’illegalità, resistono alla sopraffazione, tengono viva la speranza. Ad ognuno di loro va il grazie di tutti gli italiani onesti e perbene, di tutti coloro che non si rassegnano a pensare che le cose continueranno ad andare così perché così è sempre stato e nulla può cambiare. Un’altra Italia è possibile. L’Italia della legalità, e non della furbizia. L’Italia della responsabilità, e non dell’esclusivo interesse personale. L’Italia del merito, e non dei favori. L’Italia della solidarietà, e non dell’egoismo. L’Italia dell’innovazione, e non della conservazione. […] Un’altra Italia è possibile: LA FAREMO INSIEME”. E su queste parole di speranza si chiude l’intervento di Veltroni e la manifestazione, quando sono le 18 esatte. Come alla fine di ogni manifestazione del PD, si alzano le note dell’inno di Mameli: noi democratici lo cantiamo a squarciagola, sventolando le bandiere, al contrario di italo forzisti e leghisti che invece l’inno di solito lo insultano e lo fischiano, o magari se ne ricordano solo quando gioca le partite la nazionale di calcio. Nel frattempo sopra il circo Massimo si stanno avvicinando nubi sempre più minacciose: già verso le 17.30 il cielo aveva cominciato ad oscurarsi, e qualche fulmine di tanto di tanto solcava il cielo seguito da tuoni fragorosi: riti vodoo di Berlusconi da Pechino? Certo, non oso immaginare cosa avrebbe potuto succedere se avesse cominciato a piovere durante il comizio: vi immaginate centinaia di migliaia di persone che spingono e urtano per scappare dalla pioggia, dentro a quel catino?!? Ci affrettiamo comunque ad andarcene, perché c’è un buon tratto di strada da percorrere per ritornare alla metropolitana e poi al pullmann: appena il tempo per salire, e poi giù acqua a catinelle! Berlusconi ha sbagliato i suoi calcoli!! La ciliegina sulla torta di questa bella giornata ce l’ho in autostrada, sulla via del ritorno: appena fuori del Grande raccordo anulare ci fermiamo per poter mangiare qualcosa in Autogrill. La fila alle casse è però interminabile, ovviamente anche un sacco di altri partecipanti alla manifestazione ha avuto la stessa idea: mi ci vorrebbe chissà quanto tempo per poter avere un panino! Tornato allora sul piazzale dell’Autogrill, noto una grande folla vicino ad un pullmann: mi avvicino e vedo una grande tavolata e delle persone che affettano a tutto spiano mortadella, porchetta e pane, tagliano dolci e distribuiscono bicchieri di Lambrusco e bottigliette d’acqua a chiunque glielo chieda: TUTTO GRATIS!! “Prendi, prendi pure, non preoccuparti, siamo tutti una grande famiglia”! mi dicono. Sono di Bologna, e non posso allora fare a meno di levare un’ode all’Emilia e alla sua tradizione di sinistra. Finalmente rifocillati possiamo riprendere la via del ritorno. A Conselve arriviamo alle 3 di notte. Siamo stanchissimi, ma felici di aver dato il nostro contributo alla democrazia e al risveglio dell’Opposizione: soprattutto galvanizzati perchè finalmente abbiamo dei valori certi da seguire – è finita l’epoca del “ma anche” – e da portare avanti per contrastare questa destra: antifascismo, legalità, lotta alla mafia, rispetto per le altre culture, equilibrio sociale, meritocrazia, rispetto per l’ambiente: i valori di una grande forza riformista. DAVIDE GOBBO
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